Alla ricerca del limite perduto

Alla ricerca del limite perduto

Vorrei condividere alcune riflessioni nate durante 30 anni di “lavoro sul campo”, come  psicologo-psicoterapeuta, con chi soffre e con chi, soprattutto genitori, insegnanti, educatori in genere, ha l’arduo compito di dover formare le nuove generazioni.

Alla base di queste riflessioni vi è un’ ipotesi/domanda: “c’è un denominatore comune che possa, sicuramente non in modo esaustivo, spiegare la crisi generale che sta vivendo il genere umano?

Naturalmente le risposte possono essere tante e varie: chi è religioso pensa che Relativismo e Secolarizzazione sono la causa della deriva della civiltà occidentale; chi non è religioso, in modo antitetico, pensa che  proprio dalla liberazione degli assoluti si può produrre una società più giusta, riappropriandoci del significato originario della parola ethos, come “posto del vivere concreto”, per essere creatori di norme che garantiscano a tutta la comunità migliori possibilità di vivere serenamente,[1] pertanto stiamo vivendo il momento del “passaggio” e, quindi, della “crisi” derivante.

Per cercare di mettere tutti d’accordo, allora, ho pensato che forse, una risposta condivisibile, possa essere proprio quella che vede nella “perdita del senso del limite”, da parte dell’uomo di oggi, la causa principale della “deriva” che stiamo vivendo.

Ma di quale limite parliamo?

Il limite è una barriera, una delimitazione;  fa parte di noi, è dentro di noi, ma il senso, il concetto, l’idea si può perdere facilmente. Ricorrere alla chirurgia plastica non per correggere o guarire, ma per cercare, illusoriamente, di fermare il tempo; picchiare un medico perché ha consigliato i familiari di un novantenne moribondo di tenere l’anziano caro in casa, evitando di portarlo al pronto soccorso; “dare fuoco” alla ex moglie; fare un figlio con l’allievo quattordicenne; percepire mega-stipendi, mega-liquidazioni, mega-pensioni e tanti altri esempi di vita quotidiana rappresentano il concetto di perdita del “senso del limite”.

E questa perdita quando avviene, perché e, soprattutto, in quale modo viene “formata” nell’essere umano?

Una  madre che “nutre” male, un padre assente, la televisione, l’essere sempre “connessi”, ore e ore su internet, regali su regali, un’ insegnante distratto ed ecco che abbiamo innescato la possibilità di far perdere al figlio/alunno/educando l’innato senso del limite, “spostando in avanti” il desiderio, la voglia, la ricerca del piacere e “facendo rimanere indietro”, automaticamente, il senso della realtà.

Giocando alle associazioni, a me, pensando al limite, viene in mente confine. Il confine è ciò che separa, allontana, distacca, divide, disunisce e per questo non sempre ci viene proposto o, addirittura, imposto. Allora accade che un sì venga detto troppe volte e troppo facilmente, una porta della camera da letto rimanga aperta, che il papà ti compra la “roba” ed ecco che abbiamo imparato ad oltrepassare ciò che sempre questa “maledetta” realtà ci ha imposto fin dalla nascita: la limitatezza dell’essere umano e della propria esistenza. Continuando a giocare, ora mi viene in mente regola. Nella teoria sistemico-relazionale il “confine relazionale” tra le persone è la “regola”. A “regola” io associo “soluzione”. Per la convivenza umana civile e rispettosa dell’altro le “regola” rappresenta la soluzione migliore.

Limite, confine, regola, soluzione. Questa associazione di parole non è molto libera e spontanea, ma rappresenta, attraverso pochi “termini” (altro sinonimo di limite), un atteggiamento esistenziale, un percorso di vita e di morte, uno stile educativo, un modello comunicativo e affettivo, un percorso di riflessioni


[1] MARIA MANTELLO Festa dell’Unità di Roma, stand libreria Rinascita, il 5 luglio 2008

Antonino Guarnaccia
Psicologo Psicoterapeuta

Formatore per Genitori, Docenti e Adolescenti